Appunti su ordinanze anti-prostituzione e C.I.E.

Nota: nell’uso del termine “donna” sono comprese le donne transessuali/transgender.

sabato 21 aprile 2012

Attualmente, in un contesto in cui l’ostentazione dell’ “ordine pubblico” e la difesa dei confini nazionali sembrano aver più peso della stessa Dichiarazione universale dei diritti umani1, ci sono molte donne migranti in posizione di grande fragilità in quanto prive di documenti regolari e spesso non libere di autodeterminarsi. Fragilità causata dalla stretta sempre più repressiva nei confronti dell’immigrazione2, dalle ordinanze anti prostituzione messe in piedi in molti comuni italiani nel corso degli ultimi due anni e dal clima generale di “caccia al/lla clandestino/a”3 (alla quale hanno abbondantemente contribuito anche i media mainstream) .

Queste donne vivono forti condizionamenti da parte di chi le sfrutta, sono in una posizione poco contrattuale con i clienti ed esposte, ovunque vadano, alle (re)pressioni “securitarie” agite dalla “forza pubblica”, sempre pronta ad arrestarle e rinchiuderle in un CIE o deportarle….un po’ meno ad aiutarle a sottrarsi da tratta e sfruttamento.

Per tutte queste ragioni è diventato molto difficile per chi offre prestazioni sessuali conservare potere contrattuale con i clienti, e per le stesse ragioni molte non possono reagire contro gli abusi, violenze e ricatti che provengono da chi è enormemente più forte di loro e in una posizione di potere.

La condizione all’interno dei CIE è drammatica4 per chiunque vi sia trattenuto e le donne sperimentano abusi, ricatti e violenze specifiche. Inoltre rimane molto difficile accedere per verificare la situazione, anche perchè giornaliste e associazioni hanno enormi difficoltà per ottenere le autorizzazioni necessarie 5 difficoltà condivise anche da referenti istituzionali intenzionati/e a constatare di persona lo stato delle cose.

Ci sono donne trattenute per mesi e costrette a prostituirsi per una scheda telefonica. Di appena un mese fa la notizia di un’ agente accusato di aver preteso favori sessuali da alcune donne immigrate in cambio della promessa di aiuto per permessi di soggiorno6. E non sono eccezioni. Tutte noi ricordiamo la storia di Joy che fu molestata sessualmente, maltrattata dai poliziotti durante una protesta scoppiata al CIE di via Corelli a Milano, e quindi arrestata e incarcerata. Solo dopo otto mesi di calvario e con il forte sostegno dall’esterno di molte compagne che hanno seguito la sua storia, si è riuscite a farla liberare e inserirla in protezione sociale in quanto vittima di tratta7. E’ un caso emblematico di cosa avviene in questo paese e come sia difficile garantire i diritti di protezione nonostante la legge lo preveda. Ci ricordiamo anche di Gloria, deportata con l’inganno, nonostante malata di AIDS e di fibroma, e che nel suo paese di origine rischia di morire poichè non avrà accesso a cure e sostegno adeguati; in questo caso le autorità hanno mentito perfino ad una parlamentare che aveva fatto visita al CIE e aveva avuto garanzie della non espulsione8.

Espulsioni che di fatto avvengono in alcuni casi, mentre per altre si innesca un giro perverso e senza senso. Alle persone senza passaporto, apolidi o provenienti da paesi troppo lontani (per cui il rimpatrio sarebbe troppo costoso) si prospetta una detenzione per mesi in un CIE, quindi rilascio con invito a lasciare il paese; se fermate di nuovo scattano denuncia e arresto, ancora CIE e per finire si profila anche il carcere a causa del reato di “clandestinità” introdotto con il “pacchetto sicurezza”9

Penso ad esempio alla frequente chiusura di appartamenti in cui lavorano donne provenienti dalla Cina, a cui segue il sequestro degli alloggi e denuncia ai/lle proprietari/ie per favoreggiamento mentre le donne che vi lavorano o vengono denunciate anche loro per sfruttamento e/o espulse immediatamente. Ma di fatto questi rimpatrii non vengono fatti. E comincia il girone infernale con il rischio di reclusione a “intermittenza” con possibile carcerazione.

Per contrastare lo sfruttamento di esseri umani sarebbe necessario partire con il riconoscimento delle motivazioni storiche, politiche ed economiche che portano ad emigrare ed abbandonare definitivamente politiche repressive che sono esclusivamente funzionali a reiterare il circolo vizioso degli abusi, delle violenze e dello sfuttamento stesso.

Concludo citando Suor Eugenia Sonetti responsabile dell’Ufficio tratta dell’Unione superiori maggiori italiane(Usmi) che a giugno 2011 ha dichiarato: «Purtroppo in questi giorni una nuova normativa prevede di prolungare la loro permanenza in questi centri da 6 a 18 mesi. Questo mi sconcerta e mi indigna. E spero che molti altri lo facciano con me. Con noi. Giacché, ancora una volta, le stesse vittime di questo sfruttamento vergognoso legato al traffico di esseri umani per la prostituzione sono quelle che pagano il prezzo più alto di decisioni e politiche ingiuste, che confondono le vittime con i criminali. Mentre coloro che le trafficano oppure le cercano e le usano rimangono impuniti e forse protetti dalla stessa legge. Diciotto mesi di detenzione! È un’ingiustizia, una violazione dei diritti umani di queste persone, una vergogna, contro cui dovremmo tutti mobilitarci.»

Rho

1 Nazioni Unite, Dichiarazione universale dei diritti umani, art. 13, 1948: “Ogni individuo ha diritto alla libertà di movimento e di residenza entro i confini di ogni Stato. Ogni individuo ha diritto di lasciare qualsiasi paese, incluso il proprio, e di ritornare nel proprio paese”.

2Dall’ istituzione dei CPT (Centri di Permanenza Temporanea) con il decreto Turco-Napolitano del 1998 alla legge Bossi-Fini del 2002 (con le ulteriori modifiche, al cosiddetto “pacchetto sicurezza” del 2009) fino ad arrivare alla politica dei respingimenti attuata in quello stesso anno.

4 “”Qui è peggio che stare in galera” così si vive nel Cie di Bologna/” http://bologna.repubblica.it/cronaca/2012/02/28/news/qui_peggio_che_stare_in_galera_cos_si_vive_all_interno_del_cie-30612725/

5Con la circolare 1305 del Ministero dell’Interno dell’ aprile 2011 di fatto si vieta ai giornalisti l’accesso a queste “strutture”. Di conseguenza è stato pubblicato su diversi quotidiani un’ appello dal titolo “Lasciateci entrare nei C.I.E.!”, reperibile all’URL http://fortresseurope.blogspot.it/2011/05/lasciateci-entrare-lappello-dei.html

6“PERMESSI DI SOGGIORNO IN CAMBIO DI SESSO” http://www.zeroviolenzadonne.it/index.php?option=com_content&view=article&type=news&id=18316

7Una condivisione di informazioni ed esperienze riguardo tratta e sfuttamento : “Storie di ponte e di frontiere”, Sapere Solidale, 2011 , SBN: 8897156002, ISBN-13: 9788897156000 www.lnx.befreecooperativa.org

9con la legge n. 94 del 2009 (il cosidetto “Pacchetto sicurezza”), i C.P.T divengono C.I.E., Centri di identificazione ed espulsione, e il periodo di trattenimento delle persone recluse passa da due a sei mesi. Inoltre si introduce la “fattispecie penale della clandestinità“, ossia il reato di ingresso e soggiorno illegale nel territorio Italiano

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