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0 Responses to

  1. melone says:

    Bellissimo! Diffondo il più possibile …

  2. tx says:

    …Questo sarà proprio un blog che seguirò! =D

  3. Anto says:

    Ciao! ho scoperto il tuo blog qualche mese fa…anche io ero al fem blog camp e mi piacerebbe mettermi in contatto con te per parlarti di un´idea che insieme ad un paio di amiche abbiamo avuto. Spero di ricevere presto tue notizie!
    a presto
    anto

  4. Paolo84 says:

    Sono d’accordo con te che non bisogna mai giudicare a priori una certa scelta lavorativa o sentimentale o di altro tipo come “non libera” o segno di “schiavitù mentale” solo perchè non fa per noi, noi non la faremmo mai oppure perchè è un comportamento più o meno maggioritario.
    Io ad esempio credo nelle relazioni stabili, nell’amore e nel valore della fedeltà reciproca e sì nonostante tutto credo ancora nella monogamia ma non mi sognerei mai di dire che chi la pensa diversamente è incapace di decidere per se stesso o non è davvero libero. Ognuno vive come preferisce e trova la sua via, anche facendo errori pentendosi o cambiando idea se ritiene: non è detto che le decisioni che prendiamo debbano per forza renderci felici ma in ogni caso sono nostre.
    Certamente nessuno di noi può prescindere nel bene come nel male dall’ambiente familiare, culturale e socio-economico da cui proviene e dal proprio vissuto, e tutti decidiamo se e fino a che punto adeguarci ad esso o contestarlo, ma le nostre decisioni restano, nel bene e nel male, le nostre.
    Sulla prostituzione credo di avere idee molto precise: sono contro ogni proibizionismo, se si è tra adulti consenzienti non c’è nulla di illecito..ma personalmente non farei mai sesso a pagamento per una ragione molto semplice: chiamatemi romantico (non trovo nulla di male a esserlo e tra l’altro lo sono davvero), ma io ho bisogno di sapere che lei mi dice sì perchè le piaccio (parlo di attrazione reciproca non necessariamente d’amore che se nasce tanto meglio) e non solo perchè la pago, l’idea che magari le suscito repulsione ma comunque verrebbe con me solo ed esclusivamente perchè la pago mi bloccherebbe..non voglio davvero giudicare nessuno ma ho sempre ritenuto il sesso a pagamento più degradante per il cliente che per la prostituta o sex worker che, tra l’altro, secondo me dovrebbe avere il diritto di scegliere il cliente (ma quante hanno questo privilegio? E se è la tua sola fonte di reddito non si possono dire troppi no)

  5. Paolo84 says:

    “e tutti decidiamo se e fino a che punto ci piace o no, fino a che punto adeguarci ad esso o contestarlo e per quali ragioni e con quali obiettivi,”, ecco così è più chiaro
    intendevo l’ambiente in cui siamo cresciuti, insomma nessuna nostra decisione, nessuna nostra scelta che sia “maggioritaria” o “minoritaria” avviene in uno spazio vuoto e neutro poichè dell’incontro-scontro con gli altri abbiamo bisogno..ma ciò non fa di noi degli zombi eterodiretti

  6. Paolo84 says:

    frequento parecchi blog femministi di diverso orientamento e sono giunto a questa conclusione: una parte del femminismo afferma più o meno che tutte le prostitute, nessuna esclusa sono schiave o nella migliore delle ipotesi complici inconsapevoli del patriarcato e in questo modo, di fatto, trattano da “minus habens” quante schiave non sono, un’altra parte del femminismo però va all’estremo opposto, portando le prostitute (quelle volontarie o “sex workers”) quasi ad unico vero modello di libertà sessuale..togliendo di fatto soggettività a quelle donne che magari credono nel’amore passionale e romantico e basato sulla fedeltà reciproca o anche senza necessariamente credere alla monogamia e al romanticismo comunque non fanno sesso solo per soldi e non ritengono che il lavoro sessuale vada bene per loro.
    Entrambi questi approcci non mi convincono

  7. Paolo84 says:

    devo pure aggiungere una cosa, fermo restando che non ho nulla contro chi maggiorenne e consenziente pratica la prostituzione e si dichiara soddisfatta, mi chiedo anche: se insegnassi a mia figlia che il sesso si può fare pure con chi non ti attrae, non ti piace però ti paga,che razza di genitore sarei? Pessimo

  8. akarho says:

    Non ho avuto tempo finora per commentare, sarò breve che anche stamattina ho un sacco di cose da fare.
    1- in linea generale mi sembra demenziale ragionare per in termini contrappositivi: ètuttosoloviolenzaesfruttamento/èsuperfantastico.
    Ma quale mondo abbiamo in mente per usare queste categorie? Dove viviamo?
    (…)
    2- in generale non credo proproio che affermando la propria autonomia si neghi quella delle/i altri. Forse è interessante chiedersi eventualmente perchè la libertà altrui possa essere così perturbante o ci possa far sentire delegittimato/a.
    @paolo, quando ho letto che non “faresti sesso a pagamento” ho pensato che ti riferissi al non vendere prestazioni sessuali. Invece, dicevi che non compreresti. Questo argomento del “non comprerei” io non lo accolgo perchè conosco tanti di quegli uomini che “non comprerei” che poi hanno comprato…quindi queste affermazioni per me lasciano il tempo che trovano.
    Magari è più interessante il chiedersi “io venderei”?
    Dopodichè, chiarisco subito che ho SEMPRE POCO TEMPO e quindi commento con tempi molto lunghi e che tendo a non dare spazio a dinamiche personalistiche di discussione, se non in contesti precisi. Saluti, r.

  9. Paolo84 says:

    rho, credi pure a quello che vuoi, io posso parlare solo per me non per l’intero genere maschile e quando dico che non comprerei sono sincero. E sinceramente non credo nemmeno che mi prostituirei, per arrivare ad una decisione simile dovrei non solo essere in condizioni economiche disperate ma anche pronto a rinnegare alcune mie idee molto radicte, dovrei in qualche modo rinnegare una parte di me stesso, ciò che ho sempre pensato e penso ancora, ma questo riguarda me, non mi sognerei di vietare ad un altro di farlo nè lo giudico più o meno libero di me

  10. Paolo84 says:

    “siamo “il prodotto di ciò che ci circonda”

    sì, ma è anche vero che ciascuno di noi non è meramente passivo/a rispetto a ciò che lo circonda

  11. Serena says:

    Mi sto mangiando le mani per non aver partecipato! Interessantissimo! Un bacione grande cara.

  12. mundijenn says:

    interessante, e voglia di continuare a leggere.
    una domanda:di lavoratrici direttamente interessate quante c’enerano?

  13. akarho says:

    @mundijenn quelle che c’erano non hanno parlato della loro esperienza personale.

  14. Pingback: Il Fem Blog Camp a modo mio | Just Laure'

  15. mundijenn says:

    ma a parte non parlare della loro esperienza personale, che legittimo è, la mia domanda era se partecipavano alla costruzione del discorso che si stava generando?
    cmq io direi che noi due ci si conoce

  16. akarho says:

    @mundijenn Probabile ci si conosce =). Comunque per essere più esplicito: in sede del dibattito nessuna ha dichiarato di essere una sexworker. Ma questo nn significa affatto non ci fossero.

  17. Madame Anais says:

    Ciao Rho. Ho visto che il nostro documentario è riportato in qualche link qua e la e mi fa piacere che venga fuori la storia dei Collettivi e sopratutto, che la voce delle donne direttamente coinvolte riesca a farsi sentire, perciò ringrazio chi se ne serve come strumento per la divulgazione. Ho letto alcuni commenti nei blog e vorrei scrivere qui alcune cose, oltre a sottolineare un aspetto controverso che viene ignorato, specialmente in Italia. La “prostituzione” è qualcosa che per la sua grandissima parte, rimane sommersa, e ciò, sappiamo che è dovuto allo stigma – sociale e penale – che colpisce chi ne è coinvolto. Si è formato quindi nel tempo, un vuoto narrativo “sulla prostituzione”. Le donne – e chi ne è coinvolto – non si espongono pubblicamente – salvo alcune individualità o chi decide di formare Collettivi – per salvaguardare se stesse e le proprie famiglie dalle ripercussioni. Storicamente, del vuoto narrativo sulla prostituzione se ne sono fatte carico pubblicamente due realtà, i Moralisti, e il Femminismo*. Entrambi interpretano la cosa in modo ideologico, tirando tutte le prostitute per i capelli, forzandole dentro la propria dottrina. Ecco quindi: “Il Problema”.
    Le cose stanno iniziando a cambiare, con le nuove generazioni, e anche con la rete, dove – anche grazie all’anonimato – aumentano le testimonianze delle persone che sono direttamente coinvolte, e che raccontano tutta un’altra storia da quella comunemente accettata e che è fornita comunque, è bene ricordarlo, dal Potere.

    Il trucco di associare, o legare ultimamente, prostituzione e traffiking nei dibattiti è un discorso ipocrita a cui bisogna fare molta attenzione, il “traffiking” è altro, è un discorso che fa parte del controllo dei flussi migratori. Ma prima ancora, fa parte della “Rescue Industry” che macina milioni di dollari, molti, molti di più della “Sex Industry”. In proposito, a chi si interessa di “traffiking” (e per chi capisce l’inglese) suggerirei di seguire attentamente il blog di Laura Agustín , oppure di ascoltare Niki Adams di English Collective of Prostitutes (ECP) demolire in diretta sulla BBC alcuni aspetti menzogneri sul traffiking.

    *Quando dico Femminismo mi riferisco alle associazioni storiche, alcune cose stanno cambiando con le nuove generazioni, è una buona notizia, ma l’ideologia sulla prostituzione della sponda reazionaria del Femminismo* condiziona anche altri femminismi, risulta evidente dai commenti che si leggono in alcuni blog femministi. E qui, un fatto che sembra sfuggire un pò a tutte, ma è direttamente legato anche a ciò che è successo in Italia nel corso degli ultimi anni: I Collettivi di Sex Workers, le Prostitute, hanno storicamente come primo nemico nel dibattito pubblico, quel tipo di Femminismo* – e stiamo parlando addirittura di scontri fisici. Negli anni 80′ ci fu il famoso(?) appostamento con lancio di monetine al convegno delle Sex Workers. Le Sex Workers dei Collettivi ancora oggi sono letteralmente inseguite da alcune femministe nei dibattiti e attaccate perchè si ritiene che ledano la dignità del “Corpo delle Donne”. Capisco che sia un discorso molto delicato da fare, non è mia intenzione fare polemica, ma dato che il “femminsmo” si è appropriato in modo arbitrario, di alcuni aspetti della narrazione della prostituzione è un discorso da affrontare, se si vuole discutere di prostituzione. Perchè è del tutto evidente che quel Femminismo* non può più farsi carico del racconto, dato che vuole vedere solo ed esclusivamente una piccola faccia del prisma prostituzione – che non neanche definibile – , negando l’esistenza di altre persone, sostituendo la voce delle interessate con la propria: Domando, non è questo un compotamento fascista, autoritario e reazionario? Oggi, è chiaro che le Sex Workers, dappertutto, si stanno riappropriando del vuoto narrativo che le riguarda, stanno raccontando la loro vita, le loro strategie, con la loro voce, ognuna con la sua storia, e questo non piace, perciò oggi, si parla tanto di “traffiking”, con le abolizioniste in prima fila che tentano di spostare l’asse del discorso,a braccetto col Potere – come quando si parla di “terrorismo” fuori contesto – Saranno le prostitute a raccontare la prostituzione alla società così detta civile e non viceversa. Non Legalizzazione ma Decriminalizzazione per tutte le persone coinvolte. Ti ringrazio ancora per lo spazio.

    Power to the Sisters

    Laura Agustín video 1
    http://www.youtube.com/watch?feature=player_embedded&v=Yt4OPoHmpRg

    Laura Agustín video 2
    http://www.youtube.com/watch?v=e_i_zBkoh68

    The Naked Anthropologist Laura Agustín Blog
    http://www.lauraagustin.com/

    Newsnight — Trafficking Lies, Niki Adams English Collective of Prostitutes
    http://www.youtube.com/watch?v=PtaEdI3aiwg

  18. laura says:

    solo una piccola aggiunta/riflessione per il report: la prostituzione, come gli altri lavori di tipo riproduttivo (operaia della casa + o – retribuita, badante, casalinga, massaggiatrice etc) è caratterizzata dalla dispersione delle lavoratrici e dalla difficoltà di organizzarsi sindacalmente – il che significa che vanno trovate delle modalità che tengano conto dello specifico.
    sul workshop – penso che lo hai gestito bene, con molta delicatezza – e sono contenta che non si sia ripresentata la dicotomia lacerante tra quelle che vedono la prostituzione come lavoro sessuale da difendere e quelle che sono contrarie a tutti i tipi di prostituzione (da quella intellettuale che è la peggiore a quella del lavoro salariato, dominato dallo scambio ineguale e dalla forma merce)
    il fem blog camp mi manca già – ne parlavo con slavina mentre l’accompagnavo al bus dopo la sua iniziativa all’università della calabria di ieri sera – speriamo nel prossimo – un abbraccio laura

  19. akarho says:

    @Madame Anais grazie per l’intervento. Sono d’accordo con te sul discorso delle narrazioni e sul problema del sommerso. Questioni che non si possono eludere volendo ragionare su questi temi.
    Mentre per quanto riguarda i dibattiti e gli scazzi all’interno del variegato femminismo posso solo aggiungere che per me è molto importante confrontarsi sul lavoro sessuale/prostituzione. E’ una questione che interroga il femminismo (i femminismi, se vogliamo) in modo profondo, e sono sicura che siamo in grado di farla finita con polemiche e schieramenti che non portano ad altro che immobilismo. Ritengo sia necessario partire dal presupposto che tutte vogliamo/lottiamo per cambiamenti radicali rispetto al controllo dei corpi, rispetto agli strumenti che ci diamo per autodeterminarci etc…Da un punto di vista femminista ho imparato che ascoltare le altre è una pratica “sinequanon”: non c’è femminismo® se chiudiamo le orecchie alla voce di altre donne e soggettività in lotta, di altre femministe e peggio che mai non c’è femminismo se tappiamo la bocca ad altr* facendo finta che non esistano. Il contributo di ogni soggettività è necessario per comprendere la diversificazione dei meccanismi di controllo e abuso e quindi pensare diverse strategie possibili per sovvertire e cambiare a partire da sé. Credo che i tempi siano maturi per affrontare i nodi che scottano, dialogare riconoscendo autenticità, consapevolezza ed autodeterminazione, problematizzando alcuni aspetti e riconoscendo i propri posizionamenti soggettivi (di condizione, di provenienza, di appartenenze e vissuti etc…).
    Se ti interessa partecipare al lavoro che abbiamo avviato dal FBC2, la ML è aperta, basta iscriversi.
    Nota, già sarebbe utile un lavoro di sistematizzazione/reperibilità di documenti, link e materiali vari, anche storici, ad esempio non ho trovato molto sull’ incontro a Bruxelles del 1984 che hai citato, se hai qualcosa potresti girarmelo? In qualsiasi lingua, che poi traduciamo. Un abbraccio, r.
    ® è una battuta. Sottendo che il femminismo dalle mie parti è antirazzista, antifascista, antispecista, anticapitalista, queer e non una denominazione generica.

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