Report dell’incontro “Relazioni senza nome” a Roma

Qui pdf della Scaletta effettiva _Relazioni senza nome_ 11 aprile

1-Cerchio di apertura:

Spiegazione delle pratiche di comunicazione che adottiamo basate sulla comunicazione non violenta . Si è specificato che è uno spazio di condivisione in cui non si invocano espert*, nessun* ha verità in tasca da elargire e ognun* è espert* della sua vita; ci si incontra perchè si ritiene che lo scambio di vissuti, dubbi e domande nelle differenze e specificità possa arricchire tutt* e favorire approfondimenti, analisi e crescita individuale.

Introduzione in cui Alessia ci ha raccontato il percorso che ha portato alla sua tesi che è frutto di un lavoro-esperienza collettiva maturato nel laboratorio Smaschieramenti. Questo percorso continua ancora oggi con le discussioni sulle “Altre Intimità” nel SommovimentoNazioAnale che vede partecipare diverse realtà del territorio nazionale interessate ad interrogarsi su questi temi.

Si è cercato di chiarire cosa si intende per “coppia obbligatoria” partendo dalla definizione del tavolo di discussione “altre intimità”:
Un rapporto intimo:

– a due
– tendenzialmente esclusivo, basato su un sistema di relazione chiuso
che diventa automaticamente prioritario sulle altre relazioni d’affetto di qualunque tipo,
– che quasi automaticamente viene proiettato nel futuro
– dal quale ci si aspetta il soddisfacimento di tutti i propri bisogni (di cura e/o affettivi e/o economici) o quasi, così che il/la partner diventa il principale responsabile della nostra felicità/benessere.
– obbligatorio: c’è una forte pressione a riprodurre questo modello di relazionalità, anche in ambito omosessuale; essere adulti/e significa avere una storia “seria”.
– veicolo di privilegi: la coppia è privilegiata rispetto a tutti gli altri tipi di relazione non solo a livello istituzionale ma anche attraverso mille micropratiche quotidiane informali; in questo senso il privilegio riguarda anche le coppie che non vogliono o non possono sposarsi. (ad.es. dire ai propri capi/colleghi che ci si assenta dal lavoro perchè “la mia compagna è in ospedale” non è la stessa cosa che dire “una mia amica è in ospedale”. )

2- Gruppi di lavoro
Dopo una pausa ci siamo divis* in tre gruppi in cui abbiamo cercato di discutere “partendo da noi” sui diversi temi emersi tra cui il discorso di un linguaggio inclusivo, dell’uso delle definizioni come descrizione e non identificazione, sulle relazioni significative che abbiamo al di fuori della “coppia obbligatoria”.

3-Cerchio di chiusura
Abbiamo chiuso l’incontro in plenaria raccontandoci cosa era emerso dai gruppi.

OGNI INTEGRAZIONE, SPUNTO, CORREZIONE E’ GRADITA.

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